BANDA TRASVERSALE - L'editoriale sul Calcio Mantova di Pierluigi "Schultz" Zamboni
Prima, lunga, inusualmente lunghissima sosta, e tempo di parzialissimi bilanci. Che inevitabilmente sono oltre ogni più legittima aspettativa. Lungi dallo scatenare facili entusiasmi ed in attesa di qualche inevitabile passo falso che, prima o poi, si verificherà in questo complicato ed infinito campionato, il primo aspetto che risalta è che il “progetto Mantova” sta prendendo sempre più forma. Partendo da un presidente, Piccoli, poco incline ai microfoni, ma molto di più ai fatti, per arrivare al Lider Maximo, quel Ciccio Modesto in grado di formare un gruppo di centurioni, instancabili lavoratori in allenamento e pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo in partita. Senza dimenticare il direttore sportivo Brutti, arrivato tra qualche sospetto e più di un mugugno, dopo il licenziamento di Rinaudo e dimostratosi, invece, fine diplomatico ed accorto uomo d'affari. "Progetto Mantova" si diceva, dove progetto, parola abusatissima nell’universo pallonaro, qui ha invece una valenza strutturale e alquanto concreta. Che ha visto realizzarsi investimenti sulle strutture sportive, sulla gestione, che pare banale, ma che più giocatori a microfoni spenti hanno rivelato essere un aspetto per niente secondario e ben poco presente in buona parte delle società della cadetteria: dall’alimentazione alla logistica, per mettere gli atleti nelle migliori condizioni possibili per avere un rendimento ottimale.
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La costruzione di un team di osservatori di comprovata capacità, essenziali per una società che giocoforza dovrà basare sul player trading buona parte di quell'auto-sostenibilità, miraggio della maggioranza delle società di calcio professionistiche. Gli attuali risultati sono indubbiamente il frutto di questi investimenti, che godono di scarsa visibilità al popolo biancorosso, ma sono fondamentali per il consolidamento della società ed il raggiungimento dell'obiettivo. Che al momento, di sicuro, non si chiama serie A, ma salvezza tranquilla, possibilmente molto tranquilla. Dall’altra parte, sul rettangolo verde, gli eroi dei sabati e delle domeniche, hanno raggiunto una coesione granitica, anche se con venti nuovi innesti, i tempi sono stati necessariamente brevi. Di questo va dato merito a loro per la disponibilità e a mister “Moudesto” per la capacità di trasmettere le sue idee di gioco con tempistiche ristrette e di aver costruito un gruppo che somiglia più ad una centuria dell’impero romano che ad una squadra di calcio: motivazione, determinazione e totale incapacità di arrendersi, quale che sia il risultato in campo. E le potenzialità di ulteriore crescita certo non mancano.
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Mantova, oggi come non mai, può vantare una eccellenza assoluta a livello dirigenziale e sportivo: un presidente che pur non essendo uno sceicco, finanzia ragionevoli investimenti; un direttore sportivo che spende in maniera oculata i budget che gli vengono assegnati; gli osservatori che selezionano accuratamente prospetti di giocatori confacenti le richieste dell’allenatore; che, a sua volta, eccelle nella trasmissione chiara delle sue idee. Non andremo in serie A (ragionevolmente), ma di certo non si può dire che i pomeriggi allo stadio siano noiosi. Con la possibilità di poter gettare un occhio anche più in là. I tifosi in curva cantano “vogliamo undici leoni”, al momento ne abbiamo ventinove. What else?
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