SE N'E' ANDATO GUSTAVO GIAGNONI, A MANTOVA TRA I PIU' AMATI DI SEMPRE

SE N'E' ANDATO GIAGNONI, A MANTOVA TRA I PIU' AMATI DI SEMPRE
08.08.2018 12:19 di Matteo Bursi Twitter:   articolo letto 169 volte
© foto di Matteo Bursi
SE N'E' ANDATO GUSTAVO GIAGNONI, A MANTOVA TRA I PIU' AMATI DI SEMPRE

Se n'è andato Gustavo Giagnoni, un pezzo di storia del Mantova. Calciatore, allenatore, amatissimo dai mantovani. Sardo di nascita, mantovano d'adozione. Tra i più amati della ultracentenaria storia biancorossa. Si è spento nella notte nella sua casa di Mantova. Tutta Mantova sportiva e l'intera città è in lutto. Il sindaco Mattia Palazzi ha annunciato che "la città lo ricorderà e faremo presto in modo che Mantova non dimentichi una storia bella, di orgoglio e tenacia".

Una delle figure di maggior spessore della storia del Mantova. Gustavo Giagnoni, nato a Olbia nel 1933, ha vissuto la storia del club biancorosso in molteplici ruoli, tutti di primo spessore. Alla lunga e gloriosa carriera agonistica (fu perno del Piccolo Brasile che compì la strepitosa scalata dalla Serie D alla Serie A), seguì infatti un'altrettanto strepitosa carriera da allenatore. Il mister con il colbacco con un grande cuore biancorosso. Giagnoni debutta nella squadra della sua città, l'Olbia, nel 1954/55, l'anno successivo passa alla Reggiana. Nell'estate del 1957 arriva a Mantova su indicazione del grande Italo Allodi, città che gli cambierà la vita. E Giagnoni cambierà la storia del Mantova. Senza di lui, forse, il Piccolo Brasile non sarebbe stato quello che è stato. Attraverso la carriera di Giagnoni in biancorosso si ripercorrono gli anni più gloriosi del Novecento virgiliano. Il suo esordio con la maglia del Mantova (che indosserà in totale in 295 occasioni, secondo solamente a Mirko Bellodi, che lo ha superato di recente) avviene sul terreno del Moglia, in un derby.  Da quel giorno la scalata sarà impressionante, dopo quattro anni Giagnoni farà il suo esordio in Serie A con il Mantova contro la Juventus di Sivori e Charles. Giagnoni è da subito grande trascinatore in campo. Protagonista da subito (26 presenze e 6 reti) della vittoria del campionato di Serie D (IV Divisione) sotto la guida di Edmondo Fabbri. Una Serie D che annoverava (tra le altre) Treviso, Pescara e Verona. Il 1958/1959 è l'anno dello storico spareggio di Genova, dove il Mantova di Fabbri, Giagnoni, Negri, Micheli e Recagni supera il Siena per 1-0 con rete di Fantini. 10 i centri stagionali di Giagnoni. Si va in Serie B, dove il Mantova rimane due stagioni. Nel 1960/1961 Giagnoni e compagni conquistano la storica promozione in Serie A, terminando secondi alle spalle del Venezia. Giagnoni prenderà parte a 5 delle 7 stagioni che il Mantova ha (sinora) disputato nella massima serie a girone unico e detiene il primato di biancorosso con più presenze in Serie A (141), davanti a Pini e Cancian. Giagnoni dovette lasciare, non senza amarezza, il Mantova nel 64/65 per accasarsi alla Reggiana (usato come pedina di scambio nell'affare Correnti). Torna un anno dopo e chiude la carriera agonistica nel 1968. 
Qui inizia la sua nuova avventura, da allenatore. E' tecnico del Mantova (sfoggiando da subito il suo celeberrimo colbacco) nel 1968/1969, quando subentra a Umberto Mannocci (è Serie B) alla quindicesima. Conduce i biancorossi ad una tranquilla salvezza in cadetteria. L'anno successivo sfiora la promozione alla guida del suo Mantova, piazzandosi quarto ad un solo punto da Foggia e Catania, seconde e promosse. Al Giagno non sfugge l'impresa nel 1970/71: Mantova primo e promosso in Serie A. L'ultima Serie A che Mantova tuttora ricordi. La carriera da allenatore fu lunghissima e densa di grandi soddisfazioni, su tutti si ricordano gli anni alla guida del Torino (71/74) e le esperienze con il Milan di Rivera (74/75), con la Roma (77/79) e Cagliari. 

Una delle stelle più lucenti della storia di Mantova sportiva che si è spenta poche ore fa.