Viale Te da Sdl a De Sanctis. Le rivoluzioni della normalità tra direttore e comunicazione

Editoriale di MATTEO BURSI
Viale Te da Sdl a De Sanctis. Le rivoluzioni della normalità tra direttore e comunicazione
 di Matteo Bursi Twitter:   articolo letto 1048 volte
Viale Te da Sdl a De Sanctis. Le rivoluzioni della normalità tra direttore e comunicazione

Sandro Musso lo capì dopo qualche mese dall'insediamento in Viale Te. Il presidente della gestione Sdl pagò lo scotto del debutto e dell'inesperienza e non mise sulla poltrona di direttore sportivo un uomo di fiducia, ma prolungò l'esperienza di Alfio Pelliccioni, di fatto esautorandolo. Qualche mese dopo l'inizio della presidenza Sdl, Musso confidò senza mezzi termini di aver capito che il suo primo errore fu quello di non aver scelto un direttore. Quel Pelliccioni a metà garantiva la presenza, operava sul mercato (unicamente in uscita) e non assicurava il necessario filtro tra spogliatoio, staff tecnico e mondo esterno. Un direttore sportivo a mezzo servizio è un autogol ingestibile nel calcio moderno.

Lo ha inteso da subito Marco Claudio De Sanctis. Il presidente che ama ricordare il suo passato da tennista professionista ha scelto Elio Signorelli. Presentandolo nel giorno stesso del suo esordio alla guida del club. Un direttore sportivo che aveva masticato Serie B, Serie A e pure Europa League. Il primo passo ha segnato una discontinuità netta rispetto al passato recente. Solo Enrico Dalè ai tempi della D e il primo Alfio Pelliccioni avevano avuto infatti fiducia totale da parte della dirigenza. Nemmeno Pasquale Sensibile potè operare come avrebbe voluto, vista la poca possibiltà di spesa della seconda parte di stagione della gestione Lodi. Signorelli nei pochi giorni di mercato invernale a disposizione ha fatto il meglio che poteva, ma sul suo operato è necessario esprimersi non tanto sulle operazioni di calciomercato ma sulla presenza nella quotidianità. Un diesse in panchina, sempre al fianco di Gabriele Graziani e del suo staff, è una garanzia e una tutela per l'allenatore. Luca Prina lo sa bene, quanto significa gestire un momento delicato senza una direzione sportiva granitica con la quale interfacciarsi. I risultati nascono, anche, dalla chiarezza dei ruoli. Le crisi partono, anche, dalla confusione delle competenze.

Esattamente come la direzione sportiva, il capitolo comunicazione. Avere un addetto stampa tanto per riempire una casella non serve a nulla. Cambiarne uno ogni sei mesi ancora meno. Capire che la comunicazione è fondamentale nel calcio moderno è operazione basilare. Evitare di far uscire virgolettati che presto divengano boomerang è l'abc della gestione professionistica. Qui, sia chiaro, non è questione di nomi. Assicurare all'ufficio stampa la rilevanza che gli compete nella contemporaneità del football era un passo doveroso. L'auspicio è che in Viale Te, dopo aver messo a posto due punti fondamentali della piramide societaria, si prenda esempio da Sdl sulla trasparenza e sulle garanzie economiche, mai venute meno in 18 mesi di gestione bresciana. De Sanctis è partito bene, più forte della diffidenza che lo aveva accolto, ora ha il compito e il dovere di dare continuità alla gestione, rilanciando definitivamente quella piazza che lo ha "fatto commuovere" nel giorno del centoseiesimo compleanno societario.