I timori del fallimento e i gioielli che assicurano la vita

09.06.2010 14:40 di Matteo Bursi   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
I timori del fallimento e i gioielli che assicurano la vita

La situazione societaria del Mantova è ancora lontana dall’essere stabilizzata. Il presidente Fabrizio dovrà cercare di evitare, nei limiti delle scadenze imposte dalla Federazione, che il club ricada nell’incubo del 1994, con un nuovo fallimento che riporterebbe la gloriosa maglia biancorossa a calcare nuovamente i campi della Serie D pochi mesi dopo aver chiuso un quinquennio in cadetteria nel quale si è scritta una splendida pagina della storia di Mantova calcistica.

La presa di posizione dei giocatori nel drammatico – sportivamente parlando – momento di Viale Te è lodevole e rinvigorisce la speranza di veder l’Aciemme il prossimo mese di settembre giocare in Prima Divisione. Di questi tempi a Mantova la Lega Pro, anche dopo anni di palato fino in Serie B, sarebbe una conquista. Il taglio degli stipendi deciso dai biancorossi però non basta. Serve liquidità, fresca. Apprezzabile l’apertura di massima dell’ex presidente Alberto Castagnaro in tal senso. Gli addetti ai lavori stimano in quattro milioni di euro circa la somma necessaria ad assicurare la categoria e, di conseguenza, il futuro della società che nel marzo 2011 compierà cent’anni. Farlo in Serie D sarebbe, a suo modo, unico.

Servono forze fresche, ma anche un sano progetto di risanamento a medio termine. Negli anni di presidenza Lori, va detto in un momento in cui il patron biancorosso è in grande difficoltà, si è costruito qualcosa di importante che non può essere vanificato in qualche, disgraziatissimo, mese. Se oggi, e non stiamo parlando di cinque anni fa, l’allenatore che ha compiuto la scalata dalla C2 alla B, sfiorando poi la Serie A, allena una squadra di Champions League, e se – con tutta la singolare questione Mirko Bellodi ben a mente – un giocatore dell’attuale rosa biancorossa, arrivato a Mantova da semi-sconosciuto, è tra gli atleti che disputeranno l’ormai imminente Campionato del Mondo in Sud Africa, vuol dire che qualcosa di buono si è fatto. Si è regalato un sogno ad una città che nel calcio non ne aveva quasi più memoria, l’epopea del Piccolo Brasile è molto lontana e solo la truppa Di Carlo l’ha fatta rivivere e tornare attuale. Il precipizio poi è stato verticale, gli errori commessi molti. C’è bisogno quindi di una grossa unione d’intenti e di una visione a lungo termine, con un occhio doveroso all’immediato.

Il Mantova Calcio ha un patrimonio giocatori di tutto rispetto. Della rosa 2009/2010 saluteranno la maglia biancorossa Alessandro Pellicori, Matteo Lanzoni e Simone Cavalli, i cui prestiti terminano il 30 giugno e che faranno ritorno, rispettivamente, a Queens Park Rangers, Sampdoria e Bari. Sono in scadenza di contratto Mirko Bellodi – il quale però è l’unico sicuro di rimanere anche nella malaugurata ipotesi di Serie D, il capitano Mattia Notari, Claudio Grauso, Emiliano Tarana e il giovane Fabrizio Avanzini. Si dovranno ridiscutere poi le comproprietà di Nicola Donazzan con il Sassuolo, Cristian Altinier e Giovanni Abate con il Portogruaro, Andre Cuneaz con la Juventus, Federico Coppiardi con il Feralpi Salò e Alberto Creati con la Sambonifacese. Ma quel che conta di più, in prospettiva, è che su alcuni gioielli virgiliani c’è grande attenzione in Serie A. Parliamo di Alessandro Lambrughi, su cui c’è da tempo il Chievo Verona e da poche ore anche l'Atalanta, della rivelazione Pompeu Da Silva Ronaldo, monitorato dagli stessi veneti e dal Bologna, del giovanissimo portiere Alessandro Iacobucci, già nel giro delle rappresentative nazionali e seguito con interesse da molti club della Massima Serie. Per non parlare di Gaetano Caridi, Tomas Locatelli, Davide Carrus e di tutti gli altri.

E’ necessario un investimento immediato per una società che, poi, avrà in sé i mezzi per camminare con le sue gambe.