Da Graziani a Valigi, nella speranza del recupero della serenità perduta

Nell'ultimo editoriale invocavamo la continuità tecnica, naufragata definitivamente con l'esonero di Graziani. Ora il Mantova deve ritrovare la serenità perduta
05.10.2011 15:00 di Matteo Bursi   Vedi letture
© foto di MB/TuttoMantova.it
Da Graziani a Valigi, nella speranza del recupero della serenità perduta

Prima di tutto un bentornato a Claudio Valigi e Mirko Benevelli nella "loro" Mantova. 

C'è tanta amarezza per come, a soli cinque mesi, dal trionfo in Serie D, dalla fine dell'incubo dell'inferno del calcio dilettantistico, il Mantova Fc abbia chiuso - definitivamente - quella pagina. Non basta il nome, il blasone, la centenaria storia per vincere un campionato. Non basta in Serie A, non è sufficiente neppure tra i dilettanti. Mantova aveva avuto la fortuna di trovare un gruppo di lavoro compatto e coeso, proprio nel momento del bisogno. Precipitato dalla B nel peggiore degli incubi, il nuovo Mantova di Bruno Bompieri aveva trovato nel direttore sportivo Enrico Dalé e in Archimede Graziani due grandi protagonisti della risalita.

Il primo scricchiolìo proprio nell'immediato dopo-promozione. L'addio a Dalé (poi passato alla Cremonese), precedentemente confermatissimo, dovuto a ricerche di equilibri interni nei vertici di viale Te. Il seguente arrivo del direttore sportivo Stefano Bonometti, il cui (è giusto sottolinearlo) lavoro fin qui è stato nel complesso positivo, con innesti giovani di prospettiva e con qualità. Fonte (proprio lui, il cui errore ha virtualmente condannato all'esonero Graziani), finché non sono intervenute pressioni insostenibili (e ingiustificate) si è dimostrato difensore valido. Cinque è un patrimonio ancora inespresso, ma la sua progressione - se sfruttata al massimo - può far male in Seconda divisione. Ma gli scricchiolii rimangono e, anzi, si fanno più consistenti. Diesse e staff tecnico devono essere lasciati liberi da pressioni, al direttore sportivo e all'allenatore devono essere garantiti serenità e tranquillità nel lavoro. Dalla primavera con Dalé, nelle ultime settimane con Bonometti, questo non è avvenuto. Chi paga, come sempre, è il tecnico. Capro espiatorio, senza particolari colpe, in un momento nerissimo. Ad Archimou, amatissimo dalla tifoseria (e dai suoi giocatori) nei quindici mesi abbondanti che ha vissuto sulla panchina biancorossa ed esonerato alla terza sconfitta su quaranta gare ufficiali in campionato (statisticamente, ha ben pochi rivali), si può imputare di aver rinunciato a Franchi, gioiello imprescindibile dell'organico virgiliano, nella sfida al Bellaria. Forse per farlo rifiatare, ma a freddo purtroppo una rinuncia improponibile nel momento più delicato. Altre grandi colpe Graziani non ne ha.

Sempre a difendere il suo gruppo, a costo di sparate sopra le righe, inattese e divertenti. Il suffisso Mou nel suo soprannome non una casualità. Graziani si è sempre fatto carico delle proprie responsabilità, dopo le vittorie e dopo le (poche) sconfitte. Anche nell'immediato dopo-Bellaria, con la prima contestazione al Mantova Fc che pulsava al di fuori del Martelli e la società in silenzio stampa, si è presentato alla stampa, forte del suo orgoglio di aver fatto tutto il possibile. Quell' "Ai ragazzi non posso rimproverare nulla, neanche oggi", vale più di tante considerazioni. Assieme al suo gruppo, nelle vittorie e nelle sconfitte. Il primo a festeggiare Stefano Franchi dopo il gol vittoria sul Renate, il primo a presentarsi ai microfoni nel momento più difficile.

L'esonero di Graziani lascia quell'amaro in bocca della favola interrotta. Il Mantova di Bruno Bompieri decide di voltare pagina, un benvenuto a Claudio Valigi, nella speranza che - al pari di Benevelli e Bonometti - venga messo nelle migliori condizioni per lavorare. Più che il recupero degli infortunati (Graziani ha dovuto improvvisare e reinventare il centrocampo nelle prime sei giornate per l'assenza di Maschio, l'unico innesto di spessore della mediana biancorossa), più di altre variabili, a Mantova serve ritrovare la serenità naufragata nella disfatta di San Bonifacio. Condizione imprescindibile per assistere ad un'auspicata risalita del Mantova.